[Il podcast di MR+] Il motorsport è anche industria

Questa puntata del podcast di Motorsport Republic+ è dedicata ad un argomento molto specifico: parliamo di motorsport, ma non nel suo aspetto agonistico, ma come settore industriale e di servizi. C’è la possibilità di farlo diventare un vero e proprio comparto al pari di tanti altri come la ceramica, il tessile, l’edilizia, l’agroalimentare?

 

 

Da diverso tempo che seguo con particolare attenzione lo sviluppo del motorsport in termini economici e mi ha sempre molto interessato osservare e studiare il come, altri Paesi, si sono approcciati con metodo alla questione. Qualche tempo fa ne ho scritto su Motorsport Republic+ (potete trovare qui l’articolo) e, non senza una certa soddisfazione, ho ricevuto molti riscontri dagli addetti ai lavori riprova del fatto che parliamo di un argomento sensibile a molti.

Il comparto industriale e dei servizi ai tempi del Coronavirus

La questione diventa di plastica evidenza proprio in questo periodo di emergenza mondiale legata al Covid-19. Una vera e propria guerra che sta mettendo in seria difficoltà le economie dei Paesi obbligando i Governi a misure di supporto ai vari settori produttivi.  In questi frangenti forse è più immediata la questione: ogni comparto si presenta ai decisori politici mettendo sul tavolo il valore economico del settore e quello dell’indotto proprio per sottolineare l’urgenza di un intervento. Le aziende piccole e medie del motorsport italiano, gli artigiani, le officine meccaniche, non possono godere di questo ulteriore vantaggio nella contrattazione, perché rientrano in categorie generiche e perdono la possibilità di fare quella massa critica tipica di ogni comparto produttivo.

Il comparto volàno di sviluppo per lo sport stesso e per le sponsorizzazioni

Ma non è solo questa l’importanza: formalizzare la dimensione economica del motorsport italiano consentirebbe anche di realizzare progetti di finanziamento europeo con molta più efficacia e a tutto vantaggio della ricaduta occupazionale e dello sviluppo. Un innesco per la crescita generale del settore anche in termini sportivi e di sponsorizzazioni. Perché? Perché l’espansione porta ad un’attenzione spontanea dei media, una maggiore partecipazione della base nello sport, un maggior coinvolgimento delle imprese sponsor, una maggiore attenzione del pubblico richiamato dall’accresciuto buzz sui vari media e sui social. Un circuito virtuoso che, alla fine, porterebbe anche allo sviluppo di quel mercato delle sponsorizzazioni che noi non abbiamo mai avuto e che, invece, è molto fiorente in Paesi come l’Inghilterra e gli USA. Lì gli sponsor sono più facili da coinvolgere perché la sponsorizzazione, appunto, è parte integrante dell’asset comunicativo di moltissime aziende che ne traggono veramente beneficio in termini di esposizione del loro marchio.

L’ANFIA attiva e propositiva nel motorsport

Conoscete l’ANFIA? È l’acronimo di Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica. Si tratta di un’organizzazione che da quasi 110 anni rappresenta gli interessi di filiera presso le Istituzioni. In poche parole fa lobbying, quello buono e creatore di contenuti e possibilità di crescita. Ebbene, dentro l’ANFIA da qualche tempo c’è la divisione motorsport coordinata da Marina Sonzini e Andrea Bernoni che sono ospiti di questa puntata e che ci introducono nell’attività e nei programmi di questa divisione così importante proprio per le esigenze del settore.

 Volete conoscere di più su Marina Sonzini e Andrea Bernoni. Su Newsauto.it l’articolo completo

Cosa è emerso durante la nostra chiacchierata? Molte cose tutte interessanti, quello di organizzare una visibilità internazionale più forte e coordinata all’estero (così importante soprattutto per le piccole imprese e per gli artigiani) è solo uno degli obiettivi dell’iniziativa ANFIA. Siamo di fronte ad una iniziativa che ha tutto il bisogno del propellente ideale: quello degli addetti ai lavori perché solo facendo massa critica, solo contandoci sarà possibile costruire una struttura di riferimento in grado di rappresentare con efficacia gli interessi del settore. Il problema? La ritrosia di molti operatori a parlare delle proprie dimensioni economiche e la tendenza, l’abitudine, a voler procedere in ordine sparso. Vogliamo lamentarci di come le istituzioni preposte (leggi ACI e ACI Sport) fanno poco? Ok, ma prima guardiamoci in casa nostra e facciamoci un bell’esame di coscienza.

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